Chi sono gli health influencer e perché sono importanti?

Sempre con il consueto ritardo che un po’ lo contraddistingue, anche il mondo della salute ha scoperto le potenzialità dei social e stanno nascendo le figure degli “health influencer” – termine ampio che racchiude profili diversi e modi differenti di intendere la parola “influenza”.

Visto che parliamo di salute vorrei partire da quello che è il lato più nobile di questa parola e di questi profili, che sposo e che spero possa crescere sempre più.

A Giugno di quest’anno Austing Chiang, gastroenterologo noto online come “GI doctor” ha invitato i suoi colleghi, da infermieri a medici, ad attivarsi sui social per contrastare le fake news con una corretta informazione. E l’invito nasce dalla sua attività, di successo e molto seguita, svolta su Instagram (20000 follower), Linkedin e Facebook – in cui propone contenuti autorevoli ma dal tono divulgativo e accessibile a tutti.

Post dal profilo Instagram austinchiangmd

Questa chiamata ad attivarsi sui social con contenuti divulgativi è interessante se collegata a ciò che evidenzia l’ Edelman 2018 Trust Barometer Special Report: Brands and Social Media; gli utenti danno più credibilità e fiducia agli esperti di un determinato campo e ai loro peers, piuttosto, per esempio, alle celebrità. Dato importante se si considera il mondo della salute: ci saranno sempre persone che crederanno ciecamente ad amici e conoscenti, ma se gli esperti rendessero più accessibili a tutti, nel linguaggio e tono di voce, contenuti legati al mondo health, i risvolti positivi sarebbero molti.

Anche in Italia ci sono esempi di medici ed esperti della salute che si sono attivati con la divulgazione sui social. Partiamo da Roberto Burioni, Medico e Professore di Microbiologia e Virologia , che, con un atteggiamento non sempre accomodante, è stato uno dei medici apripista che ha provato a portare una voce autorevole, e anche un pizzico autoritaria, sui social.

Salvo di Grazia, medico chirurgo e ginecologo, è un bell’esempio – ha iniziato con un blog (e un libro bellissimo: medicina e bugie) per poi lanciarsi sui social come Medbunker – la sua pagina Facebook rappresenta un ottimo modo di divulgare contenuti medici in modo accessibile e dai toni rassicuranti e scientifici. 

Spostandosi su Instagram sono molte le persone, anche molto giovani, che hanno deciso di elevare la loro pagina con contenuti divulgativi, attorno ai temi più disparati e accomunati dall’hashtag un po’ ironico di #divulgers.

Questo è un modo estremamente intelligente per mettere a disposizione una competenza alla comunità, crescendo certo come reputazione e follower, ma in un modo più etico e utile socialmente.

Eccone alcuni esempi:

E non dimentichiamoci di Linkedin, social professionale ma in cui lo scambio di notizie e informazioni attraverso post legati alla salute e scritti da persone con competenze in questo mondo, sono un grande valore aggiunto.

In tutti questi esempi gli health influencer sono in realtà degli health divulgatori– in quanto la loro “fama” social influenza e soprattutto istruisce i loro follower. E la “fama” viene loro riconosciuta dai titoli e professionalità che hanno.

Parlando invece di influencer marketing classico, ci sono dei begli esempi di campagne che sono state lanciate e sponsorizzate da influencer anche NON health ma che hanno avuto un grande, e positivo, impatto sulla società. Ecco due begli esempi:

1) Fondazione Umberto Veronesi lancia, insieme al brand GLIMMED, una maglietta ora diventata iconica in cui il fiocco rosa della prevenzione del tumore al seno si trasforma in due seni accennati su una maglietta bianca. Ha spopolato sui social, diffondendo il messaggio della prevenzione e sensibilizzazione del primo tumore, per incidenza, che colpisce le donne. Inoltre la maglietta fa parte di un progetto più ampio di Fondazione Umberto Veronesi: PinkisGood, che è diventato un hashtag a cui sono legati progetti e attività di divulgazione importanti, come la lista degli esami e self-check che una donna dovrebbe fare nelle diverse fasi della vita.

Immagine presa su Instagram della maglietta di Glimmed creata per Fondazione Umberto Veronesi

2) Giulia Valentina, influencer da quasi 700k di follower, ha promosso, nella settimana dedicata alla prevenzione dell’HIV, la sensibilizzazione a tale patologia acquistando un test in farmacia e documentando il suo utilizzo nelle stories – questo ha scatenato e incentivato i suoi follower a prendere coraggio e fare lo stesso. è stato così abbattuto il muro dell’imbarazzo, è stata fatta informazione e per questa volta “seguire il gregge” ha avuto un impatto positivo.

Stories in cui Giulia Valentina effettua un test per l’HIV

Spostandoci invece oltreoceano, dove la comunicazione nel mondo farmaceutico è molto più libera e si può comunicare direttamente al paziente/cittadino, si vedono esempi di “influencer marketing” classico

Le aziende collaborano con influencer che possono essere diventati tali in ambiti differenti (dallo sport al lifestyle) ma che magari hanno una determinata patologia, come la psoriasi o il diabete di tipo 1. Chiedere loro di sponsorizzare una campagna, un medical device, un servizio o un farmaco dell’azienda farmaceutica è un’ottima promozione.

Inutile sottolineare come questo approccio sia sicuramente vincente lato marketing e vendite, ma che porti con sè il rischio di una comunicazione non corretta, e sicuramente meno orientata all’informazione ed educazione.

Inoltre qui non si parla più di health influencer, quanto di classico approccio ai social e all’influencer marketing, su cui le aziende health hanno deciso di lanciarsi.

Altro approccio, sempre nato in US, che invece ha l’obiettivo di unire gli interessi delle aziende e dei pazienti è Wego Health: si tratta di una piattaforma che racchiude e unisce in una community pazienti che sono attivi online circa la loro patologia e situazione, attraverso blog, social e attività varie. Sono quindi influencer e lo sono in una specifica area della salute. Wego Health mette in relazione questi pazienti influencer con le aziende farmaceutiche e del settore, unendo gli interessi. I pazienti possono fornire utili informazioni, partecipare a survey, focus group, conoscere gli studi clinici e raccontare di tali attività attraverso i loro canali online, raggiungendo i loro follower e utenti. E in cambio hanno reward, sotto diverse forme.

Gli “health influencer” secondo Wego Health

Questa breve analisi dimostra come utilizzare un canale, che è quello dei social – con le sue dinamiche e strategie, e delle competenze ed esperienze – come quelle mediche e in ambito salute, per divulgare e insegnare è la strada corretta per creare delle nicchie virtuose ed elevare i social da momento di svago a momento di formazione e creazione di valore.

La figura degli “health influencer”, o meglio ancora, degli “health divulgatori” dovrebbe svilupparsi sempre più, per favorire una corretta informazione e farlo nel modo in cui siamo (soprattutto i giovani) abituati a comunicare e nel luogo in cui siamo soliti andare più volte al giorno – i social media.

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