L’ultimo Ballo? Sì! un Lento!

Inizialmente ancora un po’ scottato dalla fine del mio amato Kobe Bryant e un po’ per orgoglio tento di resistere ma la pubblicità di The Last Dance è ovunque, la quarantena limita qualsiasi altra possibilità e dopo due settimane di resistenza … cedo.

Decido di vederlo.

Attivo l’account Netflix del mio amico Francesco e il “ballo” ha inizio.

Cerco di viverlo in maniera più obiettiva possibile e provo ad analizzare al meglio cosa mi piace e cosa non mi convince a pieno. Non devo per forza scadere nella superficialità diffusa e definirlo un capolavoro “solo” perché racconta una squadra leggendario e un uomo solo al comando.

L’inizio è davvero promettente non sembra volere essere il racconto in modalità tifoso di una squadra che ha vinto tutto e dominato l’NBA per un lustro; mostra le difficoltà di un gruppo di persone da un punto di vista più intimo e introspettivo e racconta un Nba che non è ancora l’azienda numero 1 al mondo nel settore dell’intrattattenimento sportivo.

Cosa succede quindi? 4 episodi, i primi 4 disponibili in Italia in 6 sere consecutive. 

Si esatto ! …non vanno giù proprio in maniera liscia… sono costretto a “smezzare” due puntate in 4 sere. Questo ultimo ballo è decisamente un lento. Tolto il primo Episodio i ritmi non sono di certo travolgenti e la ricerca dei dettagli e del racconto a volte è esasperata.

Il mio pensiero è:  “Servono davvero 10 episodi a raccontare tutto questo? Non sarebbe bastato qualcosa di un po’ più corto e maggiormente incalzante?” E poi se dobbiamo raccontarcela tutta in questi primi 4 episodi Jordan, Pippen e Rodman non sono proprio degli istrioni; fenomeni veri con una palla in mano ma meno a loro agio davanti aduna telecamera. Si vede che l’NBA di quei tempi non era ancora un prodotto globale. Ne esce molto meglio il caro Phil Jackson, molto più frizzante. Per rendere l’idea devo aggiungere che di norma il Coach è quello di poche parole soprannominato “Il Maestro Zen”.

The Last Dance Shooting

Tolto però il cappello di chi sta scrivendo un “pezzo” di comunicazione parlo da chi in quella palla a spicchi ci ha lasciato cuore e sudore.; finalmente vedo cosa The Last Dance trasmette, in maniera esemplare:

  • La forza mentale di Michael Jordan fuori e dentro dal campo. 

Certi uomini sono fatti diversamente. 

Il mio Coach delle giovanili e campione della Simmenthal Julio Iellini diceva: “Prima uomini e poi Giocatori di Pallacanestro”.  Jordan rispecchia questo principio. Meglio come uomo, se parliamo di costanza e rettitudine e quindi subito dopo meglio come giocatore di pallacanestro.

  • La complessità di Dennis Rodman.

Per chi come me nato negli anni 80 Rodman è solamente: Rimbalzi, Il Verme e i Capelli Colorati.

In realtà c’è molto di più, una complessità di persona che solo ora da adulti si riesce a cogliere.

  • La fragilità di Pippen.

Talento fisico così puro che avrebbe potuto essere 2 volte Michael Jordan ma che si è arenato in uno scenario famigliare molto diverso rispetto a quello di MJ e in una forza mentale neanche minimamente paragonabile.

  • Dare finalmente un contesto a delle immagini.

The Last Dance riesce a raccontare immagini e video iconici che tutti hanno sempre visto ma che non hanno mai saputo contestualizzare in una precisa partita o periodo.

Tutti dicono di aver vissuto i Bulls di Michael Jordan, ma la realtà è che certe performance ai tempi non potevano essere vissute in diretta. 

Jordan è statoun campione che tirava 40 volte a partita con il 49% dal campo ma è bello vederlo finalmente “mortale”.

Da tifoso di Kobe e dei Lakers ho vissuto prima con fastidio questo video:

Rivelazione

Poi … scopri la storia!

  • Come è nato.
  • Il momento della stagione
  • Le sensazioni
  • La sofferenza
  • La gioia

E come per tutto il resto…se hai passione, non puoi che innamorartene.

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