Perchè Kobe in paradiso e Maradona solo in cielo?

Potremmo parlare, confrontarsi e discutere per ore per cercare una guida di utilizzo su come vivere in maniera “fair” i social network senza però arrivare mai ad una soluzione.

I social sono (nella maggior parte dei casi) come lo sport, la politica e la religione … momenti di passione e irrazionalità:

Ora sono felice 🙂 ;

Ora sono triste 🙁 ;

Ora ti Amo 😍 ;

ora ti Odio 👿 ;

Mi Indigno per Chiara Ferragni agli Uffizi 💅 ;

Inizio a “seguire” Chiara Maci su Instagram 😋 .

Questa è la nuova la normalità.

Tutto viene ulteriormente enfatizzato quando si tocca, in maniera diretta o solo alla lontana, un discorso ancora “tabù” che nella cultura cattolica non viene mai affrontata e insegnata: La Morte.

Quando la mietitrice entra in gioco le nostre azioni perdono ogni logica perché l’elaborazione del lutto è un fatto personale e soggettivo.

C’è chi ricorda i propri cari sui social e chi, questo è ad esempio il mio caso, entra in un elaborazione del dolore interna che solo chi ti conosce bene può vedere ma che non viene di certo esternata.

Ieri ci ha salutato Diego Armando Maradona e Facebook è diventato il muro del ricordo. Molti hanno condiviso il proprio giorno di dolore o semplicemente in modo più leggero si sono uniti al trend perché dolore e lamentele sono le modalità più semplici per creare aggregazione e risultare empatici.

Per me, nato nel 1983 Maradona è sempre stato un estraneo; semplicemente troppo giovane per vivere le sue gesta sportive, o per sentire alla televisione della gioia che ha portato ad una città come Napoli.

I miei primi ricordi, ancora vaghi, del mondo del pallone sono: I mondiali Italia 90 guardati in una TV vecchia e pesantissima nella casa di campagna e subito dopo Gianluca Vialli nudo a Marassi per la vittoria del campionato di Serie A del 1991.

Solo YouTube e Federico Buffa mi hanno fatto RIvivere Diego Armando Maradona sul campo ma come è facile immaginare i ricordi sono sempre più belli e positivi anche se non riescono a portarsi dietro la passione e l’ardore di chi li ha guardati con i suoi occhi in diretta.

Questo è il motivo che non riesce a farmi accomunare la scomparsa di Kobe e quella di Diego in questo dannato 2020 perché al 24 Giallo-Viola potrei dire, riprendendo Er Piotta: “Io non t’ho visto. T’ho vissuto!”

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