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Una quarantena di Fake News

Il Corona virus come esempio della nostra responsabilità nella creazione o propagazione delle Fake News.

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Questa è una delle frasi più famose attribuite al gerarca nazista Joseph Goebbels che ai tempi della seconda guerra mondiale illustrava come uno chef orgoglioso della propria ricetta, la lista degli ingredienti per una efficace informazione totalitaria.

In queste ultime settimane stiamo vivendo in Europa e in particolare in Italia una crisi sanitaria senza precedenti, o come meglio definita pochi giorni fa dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) una pandemia. Il Coronavirus ha colpito il bel paese creando una situazione di tensione palpabile che non ha precedenti recenti.

Il Covid 19 ha da qualche settimana il monopolio in qualsiasi comunicazione  coinvolgendo ogni aspetto del nostro tessuto sociale italiano: la politica, lo sport, l’economia, la salute, il lavoro, ma soprattutto, per la prima volta dal secondo dopoguerra, le nostre libertà quotidiane. Quest’ultime vengono messe in discussione e iniziano a vacillare a causa di un “lockdown” che entra nel sottopelle di ogni città, comune e quartiere italiano mettendo in pausa tutte le attività commerciali, i bar e qualsiasi possibile luogo di assembramento.

La parola d’ordine è rimanere a casa; 

O meglio #IOSTOACASA. 
È l’inizio della quarantena. La mia.

Non sono abituato a stare fermo e non poter uscire neanche per un aperitivo o per un po’ di palestra è stressante. Per fortuna che c’è internet. Un po’ di News ingurgitate dalle testate online mentre faccio colazione e poi subito uno sguardo a Facebook e agli altri social network. Chissà che non trovo qualcosa di davvero interessante.

D’altronde è già tarda mattinata e tra questo cambio di routine, che prevede anche lo smartworking, non ho ancora avuto il tempo di pubblicare il primo dei 2/3 post quotidiani relativi al Coronavirus.

Ma eccolo qui: Trovato! 

Non ci posso credere. Ma avete visto cosa ha detto Boris Johnson? 

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Forse quindi in Italia non ce la passiamo così male. 

Almeno i nostri non hanno ancora detto che dobbiamo abituarci a vedere morire i nostri cari.

I tasti della mia qwerty battono in maniera frenetica e la mia testa, più indirizzata alla riscossione dei like, si chiede se questo primo post debba essere polemico, critico, drammatico, stizzito o semplicemente sarcastico. 

Le mie emozioni e il mio ego vincono e penso solo al modo più astuto per risultare Simpatico, Popolare o Impopolare.

La foga arriva ;chissà chi me lo commenta per primo e così inconsapevolmente non mi rendo conto di una cosa: 

Sto condividendo una Fake News.

Impossibile! Ma che cos’è una fake news? 

Secondo Ziga Turk, docente all’Università di Lubiana sotto questa etichetta si possono riportare “tutte le forme di informazioni false, inaccurate e fuorvianti che vengono create e promosse con lo scopo di fare profitti o causare intenzionalmente un danno pubblico”.

Anche il Cambridge Dictionary ha un punto in comune con il Dott Turk: trattasi di una storia non veritiera ( false stories that appear to be news, spread on the internet or using other media, usually created to influence political views or as a joke).

Ora che ho controllato sono sicuro, Non può essere una fake news,  quello che sto condividendo sul mio profilo è vero, lo dice il Corriere della Sera.

Ora sono sollevato ma la mia curiosità anche questa volta la fà da padrona e quindi cerco su YouTube la conferenza stampa integrale del Primo Ministro Inglese.

Inizio a guardarla e penso: 

  • Certo che a me questo sta proprio antipatico
  • Ok il video è n inglese e neanche sottotitolato;
  • E’ voluto uscire dall’Europa, sbruffone;
  • Come si veste male! Ma almeno lui l’inglese lo parla;
  • Ok, certe cose le ha dette ma io questa intervista l’ho sentita tutta. In realtà anche lui mi sembra molto preoccupato della situazione.

Mi fermo un’attimo e penso : “certo che quel titolo sul Corriere” era proprio un bel trabocchetto.

Questo primo post mi ha lasciato un po’ insoddisfatto forse non è così facile condividere un articolo scritto da un altro e allora per il secondo post della giornata penso a qualcosa di mio. 

Un post semplice, solo testo e poi il bottone pubblica:  Dai Raga … è solo un influenza!

Questa l’ho scritta io, e ci ho anche piazzato un errore grammaticale,  è la mia opinione e quindi sono certo di una cosa. 

È autentica, non può essere un Fake.

Passano le ore e i miei amici continuano a ricondividerla creando attorno a me un seguito.

In un attimo sono diventato un autore. Il Prof. è solo un influenza.

Sono gasato, ma allo stesso tempo ho un po’ paura, in fondo non ne sono così certo e quindi mi documento un po’. 

Forse ho esagerato con i miei pensieri, in effetti non è solo un’influenza, non serve arrivare fino al The Lancet per accorgersene: “ho scritto una Str******”. 

Stamattina l’ho condivisa e oggi pomeriggio invece l’ho creata. 

Un’altra Fake News! Chi l’avrebbe detto.

È arrivata sera e scorro su Facebook:  Su questa non posso sbagliare. 

Punto sul sarcasmo e sul detto/nondetto almeno se qualcosa va male posso dire: “è semplicemente un incubo”.

La mia “amica” ha condiviso questo post; lo leggo.

In effetti al complotto non avevo ancora pensato. Non è male e poi secondo me genera un Hype pazzesco.
Parte la condivisione del terzo post e me ne vado a letto sereno.

Dormo un sonno profondo ma al mattina quando apro gli occhi mi rendo conto di una cosa. Anche il terzo post era una Fake News sul Coronavirus.

Apro il computer e cancello i post!

Poi Penso:

  • Anche le notizie vere ma fuori contesto possono essere delle Fake News.
  • Anche i titoli e i virgolettati fuorvianti se raccontano una mezza verità lo sono.
  • Anche un pensiero personale o un semplice post se diventa virale potrebbe essere una Fake News.

In effetti Solo gli stupidi non cambiano mai idea!

E tu Marco lavori da anni nella Comunicazione. Non puoi scrivere un dannato pezzo sulle Fake News? perchè devi per forza parlare di Coronavirus?

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